VOGUE – FACES AND NAMES BY MARIA GRAZIA MEDA

Summer at Pellicano Hotel

Albert Watson e Juergen Teller. Autori antitetici. Ma uniti dalla passione per il ritratto. Ora celebrati con mostre e libri.

Due generazioni, due stili, due approcci diversi, al limite dell’antitetico: Albert Watson e Juergen Teller stanno lasciando un’impronta singolare nella fotografia. Soprattutto di moda. Non solo: il loro modo di ritrarre le celebritiesattori, cantanti, artisti, uomini politici – dimostra che è ancora possibile stupire e innovare con un genere, quello del ritratto, appunto, vecchio quanto il medium fotografico. Ricordiamo tutti la famosa still di Watson con Alfred Hitchcock che con flemma tutta inglese regge un’oca spennata; come ricorderemo a lungo il ritratto firmato Teller di Vivienne Westwood che con altrettanto aplomb tutto brit sta comodamente seduta su un bidone dei rifiuti. Certo, le centinaia di ritratti realizzati da Watson in quarant’anni di carriera non giocano troppo sulle mises en scène: il fotografo scozzese ama ripetere che va all’essenziale perchè preferisce “puntare dritto all’onestà di un volto”. Nel lavoro di Teller, invece, è evidente l’approccio irriverente (secondo alcuni al limite del grunge) proprio perchè si è prefisso di stravolgere i canoni consolidati di una certa bellezza standardizzata. Lo dimostrano i suoi autoritratti, in cui esibisce il proprio corpo non particolarmente atletico, anzi leggermente flaccido. Ironicamente, ambedue non si considerano fotografi di moda, pur avendo costruito parte della loro carriera, e fama, lavorando per i fashion magazines più prestigiosi – Watson ha firmato 285 copertine di “Vogue” – e realizzando campagne pubblicitarie per i marchi più noti. Vedi la storica collaborazione di Teller con Marc Jacobs e , più recentemente, con Vivienne Westwood, per la quale ha realizzato il libro “Get a Life” pubblicato da Steidl.

Esce intanto in Italia, per Rizzoli, “Hotel Il Pellicano“: duecento immagini dedicate al famoso quanto esclusivo albergo di Porto Ercole. Nel volume è raccontata la storia del celebre ritrovo di varie generazioni del jet set internazionale attraverso gli scatti vintage di John Swope e Slim Aarons, e una serie di ritratti fatti da Teller durante un glamorous party nel giugno 2009. Intanto, al Museo Fotografiska di Stoccolma, si è da poco aperta, e vi resterà fino al 12/6, una grande retrospettiva di Albert Watson: vero omaggio alla carriera. Curata da Maria Patomella, la mostra non allinea capitoli, nè temi, ma è pensata come un mix dei lavori più emblematici dell’artista. Accanto ai ritratti celebri – fu tra i primi a fotografare una giovanissima Kate Moss – , sono presenti anche lavori più personali, realizzati durante numerosi viaggi da Las Vegas al Marocco, nonchè una famosa serie dedicata ai condannati a morte di un penitenziario della Lousiana. A modo loro, Watson e Teller continuano a rinnovare l’arte del ritratto. Rammentandoci che non c’è soggetto più affascinante e misterioso di un essere umano.

 

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